Centro fisioterapico
Il dolore dei primi passi al mattino, e perché lo sperone quasi mai c'entra.
È un dolore con una firma inconfondibile: i primi passi la mattina, appena si scende dal letto, sotto il tallone. Dopo qualche minuto si attenua, torna alzandosi dopo essere stati seduti a lungo, e a fine giornata è di nuovo presente. È la fascite plantare, la causa più comune di dolore al tallone nell'adulto.
La fascia plantare è una robusta lamina fibrosa che corre dal tallone alle dita e sostiene l'arco del piede come la corda di un arco. Quando viene sovraccaricata, il punto in cui si attacca al calcagno si degenera e fa male. Come per l'epicondilite, il nome in "-ite" è fuorviante: non è un'infiammazione ma una degenerazione del tessuto, e questo cambia il trattamento.
È il punto su cui vale la pena essere netti, perché genera molta ansia inutile. Quando la radiografia mostra uno sperone calcaneare, quel becco d'osso sotto il tallone, sembra ovvio che sia lui a fare male. Non è così:
Lo sperone si trova in una persona su cinque senza alcun dolore al tallone.
Molte persone con dolore da fascite plantare non hanno alcuno sperone.
Lo sperone si forma in risposta alla trazione prolungata, è una conseguenza e non la causa. Toglierlo non è il trattamento della fascite.
Il dolore migliora trattando la fascia e il carico, non l'osso.
Chi passa molte ore in piedi, soprattutto su superfici dure.
Chi ha aumentato di colpo l'attività: chilometri di corsa, una vacanza tutta a piedi, un lavoro nuovo.
Chi ha il polpaccio e il tendine d'Achille rigidi: è uno dei fattori più costanti, e fortunatamente uno dei più modificabili.
Piede piatto o cavo, in cui la fascia lavora in condizioni sfavorevoli.
Sovrappeso, calzature senza sostegno, scarpe consumate.
Allungamento della fascia e del polpaccio, ogni giorno, anche prima di mettere il piede a terra la mattina. È il gesto più semplice, ed è raccomandato dalle linee guida.
Esercizio di carico progressivo per il piede e il polpaccio: come in tutte le tendinopatie, il tessuto migliora se caricato in modo graduale, non se protetto.
Onde d'urto focali: hanno prove solide nelle forme che durano da più di tre mesi e sono uno dei trattamenti di riferimento.
Ortesi plantari personalizzate, quando l'appoggio del piede è la causa a monte: sostengono l'arco e riducono la trazione sulla fascia.
Terapia miofasciale e terapia manuale su pianta, polpaccio e caviglia.
Calzature con un minimo di rialzo del tallone e una suola che ammortizza, evitando di camminare scalzi su pavimenti duri nelle fasi acute.
La fascite plantare guarisce nella grande maggioranza dei casi, ma con tempi lunghi: da qualche settimana nelle forme recenti a sei mesi e oltre in quelle trascurate. La costanza negli esercizi quotidiani conta più di qualunque singola terapia.
Due avvertenze. Le infiltrazioni di cortisone nel tallone danno sollievo rapido ma, ripetute, espongono al rischio di assottigliare il cuscinetto adiposo e - raramente - di rottura della fascia: vanno usate con parsimonia e su indicazione dello specialista. E il riposo puro, come nelle altre tendinopatie, allevia finché dura e poi lascia il problema dov'era.
Il dolore sotto l'avampiede è descritto nella pagina sulla metatarsalgia, quello dietro il tallone in quella sulla tendinopatia achillea.
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