Centro fisioterapico
Dolore all'esterno del gomito che peggiora stringendo e sollevando.
L'epicondilite è il dolore all'esterno del gomito, nel punto in cui i tendini dei muscoli che estendono il polso si attaccano all'osso. La chiamano gomito del tennista, ma la maggior parte delle persone che ne soffre non ha mai tenuto una racchetta in mano: si vede in chi usa cacciaviti, mouse, forbici da parrucchiere, in chi solleva carichi con il palmo rivolto in basso.
Dolore sul lato esterno del gomito, a volte irradiato all'avambraccio.
Peggiora stringendo: la stretta di mano, la borsa della spesa, la bottiglia da aprire.
Il gesto rivelatore è sollevare un oggetto con il palmo verso il basso: con il palmo verso l'alto lo stesso peso fa meno male.
Dolore a premere un punto preciso, grande come un'unghia, sull'osso.
Il nome finisce in "-ite", che vuol dire infiammazione, ma è un'eredità del passato: negli studi sui tessuti prelevati non si trovano quasi mai cellule infiammatorie. Si trova invece un tendine degenerato, con fibre disorganizzate e vasi cresciuti dove non dovrebbero. È una tendinopatia, non un'infiammazione.
Questa differenza cambia tutto il trattamento. Contro un'infiammazione si riposa e si prendono antinfiammatori; contro una degenerazione tendinea serve carico, progressivo e controllato, perché è il carico a stimolare il tendine a riorganizzarsi. È il motivo per cui tante epicondiliti durano mesi: si riposa, il dolore cala, si riprende, torna uguale, perché il tendine nel frattempo non è migliorato.
Esercizio eccentrico e isometrico progressivo: è il trattamento con le prove più solide. Si comincia da carichi che non provocano dolore e si sale gradualmente. Richiede costanza per settimane, ed è la parte che fa la differenza.
Onde d'urto focali: possono aiutare nelle forme che durano da mesi, anche se nell'epicondilite gli studi danno risultati contrastanti.
Terapia manuale su gomito, polso e, quando serve, sul tratto cervicale, che in molte epicondiliti persistenti contribuisce al quadro.
Fibrolisi diacutanea e tecarterapia come supporto.
Tutore a fascia sull'avambraccio: non cura, ma riduce il dolore durante le attività e permette di continuare a lavorare.
Vale la pena dirlo chiaramente: nell'epicondilite il cortisone dà un sollievo rapido nelle prime settimane, ma gli studi a un anno mostrano risultati peggiori di chi non lo ha fatto, con più ricadute. Non è un trattamento da escludere in assoluto, ma non è la prima scelta, e va deciso con lo specialista sapendo questo. Le infiltrazioni ecoguidate permettono comunque di scegliere con precisione il bersaglio e la sostanza.
Un'epicondilite presa presto può risolversi in sei-otto settimane; una che dura da mesi richiede in genere tre-sei mesi di lavoro. Sapere in anticipo che i tempi sono questi evita di abbandonare il percorso alla terza settimana, che è il motivo più comune per cui non guarisce.
Il dolore sul lato interno del gomito è l'epitrocleite, che segue gli stessi principi.
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