Centro fisioterapico
Non è una diagnosi: sotto lo stesso nome ci sono cinque problemi diversi.
"Pubalgia" vuol dire soltanto dolore nella zona del pube. Non è una diagnosi, è la descrizione di dove fa male: sotto quel nome finiscono almeno cinque problemi diversi, con cure diverse e tempi diversi. Il motivo per cui tanti percorsi si trascinano per mesi è quasi sempre questo — si è trattata "la pubalgia" senza stabilire quale.
Adduttoria, la più frequente, soprattutto nel calcio: il dolore è sul tendine degli adduttori, all'interno coscia, e si riproduce stringendo le gambe contro resistenza.
Ileopsoas: dolore più profondo, davanti, che peggiora flettendo l'anca contro resistenza e allungando il muscolo.
Inguinale: dolore lungo il canale inguinale, spesso in chi fa scatti e cambi di direzione, senza che ci sia un'ernia vera.
Pubica: dolore centrale, sulla sinfisi, dolente alla pressione.
Dell'anca: il dolore inguinale che in realtà viene dall'articolazione — un conflitto femoro-acetabolare nel giovane sportivo, un'artrosi d'anca nell'adulto. È la forma che si sbaglia più spesso.
Le forme possono coesistere, ed è la regola più che l'eccezione: una pubalgia che dura da mesi in genere ne ha due o tre insieme.
Il passaggio dal chirurgo generale, alla ricerca di un'ernia inguinale, è quasi un rito. Nella maggior parte dei casi l'ernia non c'è, e quando c'è una debolezza della parete non è detto che sia lei a causare il dolore. L'indicazione chirurgica esiste, ma arriva dopo un programma riabilitativo condotto bene e per il tempo necessario, non prima.
È il punto che sorprende di più, ed è lo stesso di tutte le tendinopatie: stare fermi spegne il dolore finché si sta fermi, e lo fa tornare identico al rientro, perché nel frattempo il tendine si è indebolito. Quello che funziona è il contrario: caricare in modo progressivo e controllato.
Nella forma adduttoria, in particolare, il rinforzo specifico degli adduttori ha prove solide sia come cura sia come prevenzione: nelle squadre che lo inseriscono nella routine settimanale i casi di pubalgia calano in modo netto. È un esercizio semplice, che si fa in campo, e che quasi nessuno fa.
Il percorso richiede tempo — si ragiona in mesi, non in settimane — e il rientro si decide sui criteri, non sul calendario: forza degli adduttori recuperata rispetto all'altro lato, assenza di dolore ai test, gesto sportivo completo. Rientrare perché "sono passate sei settimane" è il modo più affidabile per ricominciare da capo.
Alcuni segnali spostano l'attenzione altrove e vanno riferiti subito:
Dolore o gonfiore al testicolo, bruciore a urinare, sangue nelle urine: è un quadro urologico, non sportivo.
Dolore notturno e a riposo, che non c'entra con l'attività, o comparso senza alcun carico.
Febbre, calo di peso, dolore che peggiora progressivamente settimana dopo settimana.
Nella donna, dolore pelvico associato al ciclo o ai rapporti: il riferimento è la riabilitazione del pavimento pelvico, un percorso completamente diverso.
La valutazione serve esattamente a questo: stabilire quale delle forme è in gioco, testando una per una le strutture coinvolte e l'anca. Da lì il programma in palestra riabilitativa con il carico progressivo che è il cuore del trattamento, affiancato dalla terapia manuale e dal lavoro sui tessuti con la terapia miofasciale. Nelle forme tendinee che resistono, le onde d'urto possono affiancare l'esercizio: da sole non bastano.
Il dolore al gluteo da seduti e nella corsa, legato agli ischiocrurali, ha una pagina dedicata; nei giovani attivi il dolore all'inguine può nascere anche dall'anca, come nel conflitto femoro-acetabolare.
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