Centro fisioterapico
Cuffia dei rotatori, spalla congelata, calcificazioni: perché fa male e cosa funziona.
La spalla è l'articolazione più mobile del corpo, e paga questa libertà con una stabilità affidata quasi interamente ai muscoli. Quando qualcosa in quell'equilibrio si rompe, il dolore è tipico: si fa fatica ad alzare il braccio, a vestirsi, a prendere un oggetto dallo scaffale alto, e soprattutto a dormire sul fianco dolente.
Tendinopatia della cuffia dei rotatori. È di gran lunga la più comune. I tendini che muovono e centrano la testa dell'omero si sovraccaricano e diventano dolorosi: dolore sul lato esterno della spalla, che scende verso il braccio e peggiora sollevandolo fra i 60 e i 120 gradi.
Lesione della cuffia. Può essere parziale o completa, traumatica o degenerativa. Non tutte le lesioni vanno operate: molte si compensano bene con la riabilitazione, ed è il quadro clinico, non solo la risonanza, a decidere.
Tendinite calcifica. Un deposito di calcio dentro il tendine, che può dare crisi di dolore molto intense e improvvise. È una delle situazioni in cui le onde d'urto focali hanno le prove migliori.
Dopo la riparazione della cuffia dei rotatori la riabilitazione ha regole sue, scandite dal protocollo del chirurgo: le trovi nella pagina sulla lesione della cuffia dei rotatori.
Spalla congelata (capsulite adesiva). La capsula si retrae e la spalla perde movimento in tutte le direzioni, anche quando è un altro a muoverla. Ha un decorso lungo, a fasi, e la riabilitazione va calibrata sulla fase: nella prima, insistere fa peggio. Ha una pagina dedicata, perché si comporta in modo diverso da tutto il resto.
Artrosi gleno-omerale, che nei casi avanzati porta alla protesi. Il vecchio «conflitto subacromiale» oggi rientra nella tendinopatia della cuffia.
Instabilità e postumi di lussazione, tipici dei più giovani e degli sportivi.
Una parte dei dolori "di spalla" non nasce nella spalla. Una radice nervosa cervicale irritata proietta dolore esattamente nella stessa zona, e si tratta in modo completamente diverso. È il primo nodo da sciogliere in valutazione, ed è il motivo per cui un trattamento fatto solo sulla spalla a volte non dà risultati: se il problema è cervicale, va affrontato lì.
Per la gran parte dei dolori di spalla la prima scelta è conservativa, e le prove sono solide: un programma ben condotto di esercizio progressivo dà risultati sovrapponibili alla chirurgia in molte tendinopatie e in diverse lesioni degenerative della cuffia.
Terapia manuale per recuperare il movimento della scapola e dell'articolazione.
Esercizio terapeutico progressivo: è il cuore del trattamento, e richiede tempo - tre mesi sono un orizzonte realistico, non un fallimento.
Onde d'urto focali nelle calcificazioni.
Tecarterapia e terapie fisiche nella fase dolorosa.
Infiltrazioni ecoguidate quando il dolore impedisce di lavorare sul movimento: servono ad aprire una finestra per la riabilitazione.
La visita specialistica è indicata dopo un trauma, in caso di perdita di forza netta (non si riesce a tenere il braccio sollevato), se il dolore non migliora dopo alcune settimane di percorso ben condotto, o se si sta valutando l'intervento. Nel nostro poliambulatorio la spalla è seguita dalla Dr.ssa Viola e dal Dr. Leorati, e l'ecografia muscolo-tendinea si esegue in sede.
Se si opera, la riabilitazione post-chirurgica segue tempi precisi dettati dal chirurgo: il tendine riparato va protetto nelle prime settimane e caricato progressivamente dopo. È la fase in cui fare troppo è pericoloso quanto fare troppo poco.
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