Centro fisioterapico
Lombalgia, sciatica, ernia del disco: cosa fare davvero, e quando serve la visita.
Il mal di schiena è il disturbo per cui ci si rivolge più spesso al fisioterapista, e anche quello su cui circolano più idee sbagliate. Vale la pena partire da un dato che rassicura: nella grande maggioranza dei casi non c'è nulla di rotto e nulla di grave, e il dolore migliora. Quello che cambia i tempi è cosa si fa nei primi giorni e nelle settimane successive.
Esistono pochi segnali che richiedono una valutazione medica rapida, e conviene conoscerli per poter smettere di preoccuparsi di tutto il resto:
Perdita di forza alla gamba o al piede, che cede o si trascina.
Difficoltà a urinare o a trattenere urine e feci, o intorpidimento della zona genitale e dell'interno delle cosce.
Febbre associata al mal di schiena, o dolore comparso dopo un trauma importante.
Dolore che non si attenua mai, nemmeno da sdraiati, e che sveglia di notte.
Perdita di peso non spiegata, o una storia oncologica alle spalle.
Fuori da questi casi, il mal di schiena comune non richiede corse al pronto soccorso.
È il punto che sorprende di più. Le linee guida internazionali concordano: nel mal di schiena comune gli esami di immagine nelle prime settimane non servono, e possono fare danno. Il motivo è che protrusioni, ernie e segni di artrosi si trovano anche in moltissime persone che non hanno alcun dolore: oltre i cinquant'anni li ha più di una persona su due. Trovarli in un referto non dimostra che siano la causa del problema, ma spaventa, spinge a muoversi di meno e allunga i tempi.
La risonanza diventa utile quando il dolore persiste nonostante un percorso ben fatto, quando ci sono segni neurologici, o quando si sta valutando un intervento. In quel caso è il fisiatra o il neurochirurgo a indicarla.
Continuare a muoversi, per quanto sembri controintuitivo. Il riposo a letto, che per decenni è stato il consiglio classico, peggiora il decorso: i muscoli si decondizionano in fretta e il dolore dura di più. Camminare, anche poco e spesso, è il miglior farmaco iniziale.
Non cercare la posizione perfetta: cambiarla spesso è meglio che restare immobili in quella che sembra meno dolorosa.
Calore sulla zona nelle prime 48-72 ore aiuta a ridurre la contrattura di difesa.
Gli antidolorifici, se il medico li indica, servono a permettere il movimento, non a sostituirlo.
Riprendere il lavoro e le attività il prima possibile, adattandoli invece di sospenderli.
Quando il dolore scende lungo la gamba oltre il ginocchio, spesso con formicolio, si parla di sciatalgia: il nervo è irritato, di solito da un'ernia o da un restringimento del canale. Fa più paura del mal di schiena semplice e in effetti è più fastidiosa, ma anche qui la storia naturale è favorevole: la maggior parte delle ernie si riassorbe spontaneamente nell'arco di qualche mese, e l'intervento resta necessario in una minoranza dei casi. La neurodinamica è la tecnica che lavora specificamente sullo scorrimento del nervo.
La prima seduta è una valutazione: quaranta minuti in cui si ricostruisce la storia del dolore, si esaminano il movimento della colonna, la forza e la sensibilità, e si escludono i segnali d'allarme. Da lì nasce il programma, che in genere combina terapia manuale per ridurre il dolore e restituire mobilità, ed esercizio terapeutico per rimettere in efficienza i muscoli che sostengono la colonna. Il ciclo medio è di dieci sedute da quaranta minuti.
Le terapie fisiche strumentali come la tecarterapia intervengono a supporto nella fase dolorosa, non al posto del movimento. Quando il dolore è troppo intenso per lavorarci, le infiltrazioni ecoguidate sul rachide lombare — pararadicolari, quando il dolore segue il percorso di una radice — possono essere il passaggio che rende possibile la riabilitazione.
Il mal di schiena ha un'alta tendenza a ripresentarsi, e questo è normale: non significa che la terapia non abbia funzionato. Ciò che riduce davvero le ricadute non è una postura corretta imparata una volta, ma l'attività fisica regolare mantenuta nel tempo. È il motivo per cui il percorso si chiude con esercizi da proseguire in autonomia, e non con l'ultima seduta.
Alcune forme di mal di schiena hanno un percorso proprio: la sciatica e l'ernia del disco, la stenosi lombare e la spondilolistesi, l'artrosi della colonna, il dolore sacroiliaco, la cruralgia, la dorsalgia, la scoliosi, il mal di schiena in gravidanza e la riabilitazione dopo un intervento alla colonna.
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